mercoledì 18 gennaio 2012

dell'incipit

Vasco Pratolini (1913-1991)
Cronaca familiare
Quando la mamma morì tu avevi venticinque giorni, eri ormai lontano da lei, sul colle. I contadini che ti custodivano ti davano il latte di una mucca pezzata; ne ebbi anch'io una volta che venimmo a trovarti con la nonna. Era un latte denso, tiepido, un po' acre, mi disgustò; il disgusto fu tale che lo ributtai sporcandomi il vestito: la nonna mi dette uno schiaffo. A te quel latte piaceva, ne eri ghiotto, ti giovava. Eri un bambino bello grasso, biondo, con due grandi occhi celesti. "Il ritratto della salute" diceva la nonna alle inquiline, si asciugava gli occhi eternamente umidi di pianto.

sabato 14 gennaio 2012

lo specchio dei sensi

Quando parliamo di scrittura creativa, inevitabilmente, facciamo riferimento all’interazione tra scrivere e percepire con i cinque sensi.
Normalmente siamo portati a descrivere utilizzando soprattutto la vista, ma gli altri sensi (ad esempio l’olfatto) talvolta sono molto utili per rendere viva la narrazione.
Chi scrive deve servirsi di tutti i sensi, ma deve anche fare molto di più: deve essere creativo.
E cioè?
Da lettori sperimentiamo che, quando vengono sollecitati i nostri sensi, la lettura diventa piacevole.
C’è però una precisazione importante da fare: cosa è utilizzare i sensi e cosa diversa invece è esagerare con i (propri) sensi.
Voglio semplicemente ribadire che per scrivere bene bisogna “gettare a mare se stessi”!
Non bisogna scrivere, cioè, le proprie sensazioni, ma quelle che in qualche modo condividiamo con i nostri lettori.
Lo scrittore è uno specchio: se chi legge si riconosce continuerà a leggere.

•    Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini.
•    Poiché gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all'orrore, davanti alla bellezza, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi al profumo.
•    Il profumo ha una forza di persuasione più convincente delle parole, dell'apparenza, del sentimento e della volontà. Non si può rifiutare la forza di persuasione del profumo, essa penetra in noi come l'aria che respiriamo penetra nei nostri polmoni, ci riempie, ci domina totalmente, non c'è modo di opporvisi.
•    Lo sguardo di Richis era fisso su di lui. C'era una benevolenza infinita in quello sguardo, c'erano tenerezza, commozione e la profondità vuota e sciocca di chi ama.
Gustiamoci queste citazioni tratte dal romanzi Il Profumo di Patrick Süskind.
Proviamo ad analizzarle e cerchiamo di capire perché funzionano.
Non servirebbe a niente, a questo punto, che sia io a spiegarvi il motivo, credo, invece che sia molto più utile che la vostra diventi sempre più una lettura “tecnica”.
La creatività è fantasia, invettiva, estro. La creatività è essere se stessi in un mondo di simili.
Non esistono scrittori bravi e scrittori meno bravi, esistono persone elastiche che sanno smetterla di essere rigide, di essere chiuse in luoghi comuni…
Abituarsi ad ascoltare i propri personaggi, "ad ascoltarli" con le orecchie, con gli occhi, con le mani, col naso e con la lingua è un percorso che fa, o dovrebbe far, scomparire lo scrittore e comparire l’artista.

giovedì 12 gennaio 2012

È questione di punti di vista

Stavolta scriverò della percezione del sé all’interno di uno spazio.
Quando vi dedicate a un vostro personaggio provate a chiedergli: come si sta lì?
Cosa vedi? Cosa senti? C’è il sole, piove? Dove sei? Al coperto, in un giardino, sei andato al mare?
Non abbiate fretta di apprendere le sue risposte e, solo quando le avrete ricevute, tentate di capire da quel luogo come “vive”, cosa desidera, cosa sogna…
Prendete a mano a mano appunti, ogni inezia potrebbe essere fondamentale.
Scrivere aiuta a scrivere.
Dopo aver conosciuto il “punto di vista” del vostro personaggio… date la parola a un altro nuovo personaggio che sappia descrivere ciò che è successo, secondo lui!
Quando scriviamo dobbiamo sempre sentire l’opinione di tutti, come quando viviamo.

della citazione

Come diventare scrittore? Lei fa una domanda difficile e tanto scabrosa quanto quella del ragazzino che chiedeva come si fanno i bambini, e quando la mamma gli ha risposto che glel'avrebbe spiegato più tardi, perché in quel momento era molto occupata, ha ripreso a insistere: «Spiegami almeno la testa» ...E va bene, anche noi cercheremo di spiegare almeno la testa: ecco, bisogna avere un po' di talento.
Wislawa Szymborska (Nobel 1996)

domenica 8 gennaio 2012

dell'incipit - le buone metafore

Guy de Maupassant (1850-1893)
Bel Ami
Avuto dalla cassiera il resto alla sua moneta da cento franchi, Georges Duroy uscì di trattoria.
Sfoggiando il suo bel portamento, naturale in parte e in parte posa d'ex sottufficiale, spinse in fuori il petto, s'arricciò i baffi con gesto militaresco divenutogli abituale, e lanciò su quanti erano ancora a tavola una rapida occhiata avvolgente, una di quelle occhiate da bel giovanottone, gittate a tondo come il giacchio in mare.

(Traduzione: Giorgio Caproni)

giovedì 5 gennaio 2012

dell'incipit - dialoghi che funzionano!

Milan Kundera (1929)
L'ignorance (L'ignoranza)
"Cosa fai ancora qui?". La sua voce non era cattiva, ma non era neppure gentile; Sylvie si stava irritando.
"E dove dovrei essere?" chiese Irena.
"A casa tua!".
"Vuoi dire che qui non sono più a casa mia?".
Naturalmente non voleva cacciarla dalla Francia, né farla sentire una straniera indesiderabile: "Sai benissimo cosa voglio dire".
"Sì, lo so, ma ti sei dimenticata che qui ho il mio lavoro? la mia casa? i miei figli?".
"Senti, conosco Gustaf. Farà di tutto perché tu possa tornare nel tuo paese. E le tue figlie... Non raccontarmi storie! Ormai hanno la loro vita! Dio Santo, Irena, quel che sta succedendo da voi è così affascinante! In una situazione del genere le cose si sistemano sempre".

(Traduzione: Giorgio Pinotti)

domenica 1 gennaio 2012

Fantasia e realtà




Chi scrive deve turbare gli animi. 
Il turbamento, il rimescolamento e lo scompiglio dei sensi, rende coese fantasia e realtà.
Katherine Mansfield, in una delle sue Lettere (ormai introvabili in italiano), quella scritta l’11 ottobre 1917 all’amica pittrice Dorothy Brett, le fonde per tutti noi.

[…]Quando passo davanti a una vetrina di mele non posso fare a meno di fermarmi e di guardarle fissamente, fin che sento che io stessa divento una mela, e da un momento all’altro posso far venire fuori una mela, miracolosamente, dal mio essere, come un prestigiatore fa venire fuori un uovo… Quando dipingete mele, non sentite che anche i vostri seni e i vostri ginocchi diventano mele? O forse queste vi sembrano grandi sciocchezze? A me no. Sono sicura di no. Quando scrivo di anitre, giuro che sono un’anitra bianca dai rotondi occhi, natante in uno stagno ornato di fiori gialli, e ogni tanto do una spinta all’altra anitra dai rotondi occhi che nuota capovolta sotto di me… Infatti l’intero processo del divenire un’anitra (che forse Lawrence chiamerebbe la consumazione con l’anitra o con la mela!) è così eccitante che io posso appena respirare solo se ci penso. Perché , benché molti non possano andare più in là, realmente ciò non è che il “preludio”. Seguono i momenti in cui si è più anitra, più mela, o più Natasha di quanto queste cose possano mai essere, e così si creano di nuovo… […]